sabato 20 dicembre 2025

“Dio e la scienza. Verso il metarealismo” (J.Guitton)

 Guitton J. e fr. Bogdanov, Dio e la scienza. Verso il metarealismo, Bompiani, Milano 1991.



Un celebre dialogo è quello tra i fratelli Bogdanov Igor (astrofisico) e Grichka (fisico teorico) con il teologo cattolico Jean Guitton in “Dio e la scienza. Verso il metarealismo” (1991).

Guitton afferma di ispirarsi, in generale, allo spiritualismo di Henri Bergson (secondo cui il sostrato di tutta la realtà, anche di quella fisica, è di natura spirituale) e alle analoghe teorie del teologo Theilard de Chardin. I fratelli Bogdanov basano le loro considerazioni soprattutto sugli studi di fisica quantistica. Riflettendo insieme, Guitton e i Bogdanov cercano di mostrare come, a loro parere, si possa parlare di metarealismo, cioè di una profonda complementarietà tra la materia e lo spirito, a tal punto che l’una e l’altro sarebbero, per così dire, le due facce di una stessa medaglia, e l’universo, soprattutto se lo indaghiamo studiando le caratteristiche delle particelle subatomiche così come ce le descrive la fisica quantistica, rimanderebbe effettivamente a un Creatore che è eterno e puro spirito trascendente, cui tutto è destinato a tornare.

Secondo la fisica quantistica «l’universo fisico osservabile non è fatto di nient’altro che di fluttuazioni minori su un immenso oceano di energia» (p. 27). Le particelle elementari di cui sono fatti gli atomi che compongono l’universo materiale avrebbero tuttora origine da queste fluttuazioni. Ma come spiegare la presenza di questo oceano di energia e la genesi della prima fluttuazione, risalente a miliardi di anni fa? Poiché nel vuoto quantistico del cosmo attuale è sempre presente un «campo elettromagnetico residuo» (cioè una forma di energia) e, come afferma Albert Einstein, l’energia può essere convertita in materia e viceversa, allora, spiega sempre G. Bogdanov, possiamo supporre che «all’origine, poco prima del big bang, un flusso incommensurabile di energia sia stato trasferito nel vuoto iniziale causando una fluttuazione quantistica primordiale da cui sarebbe nato l’universo che conosciamo» (p. 28). Tuttavia, non dobbiamo dimenticare che verso l’èra di Planck il cosmo era ben diverso da quello di oggi, poiché si caratterizzava per una simmetria perfetta, che poi è scomparsa.

In che senso? Le particelle primordiali antenate dei quark, chiamate gluoni, avevano tutte quante massa nulla (m = 0) ed erano perfettamente simili tra loro (simmetriche). Erano, in un certo senso, nient’altro che pura energia, e tra di esse regnava un equilibrio perfetto. Ad un certo momento, qualcosa ha fatto scomparire questo equilibrio. Alcuni gluoni hanno mantenuto m = 0, mentre gli altri hanno acquisito una massa maggiore di zero, dando origine alla materia. Ma cosa ha causato la rottura della simmetria?

Chiedendosi da dove abbia avuto origine «quella colossale quantità di energia» che ha provocato il big bang, Guitton commenta: «Ho il sospetto che quello che si nasconde dietro il muro di Planck sia proprio una forma di energia primordiale, di una potenza illimitata»; un’energia «totale, inesauribile» alla quale corrisponde un «Tempo Totale, inesauribile, che non è ancora stato aperto», che è «suddiviso in passato, presente e futuro» ma che, proprio perché non è ancora stato aperto, «non passa». Questa energia primordiale, questo «oceano di energia illimitata è il Creatore», che prima del big bang viveva nel «regno della Totalità atemporale, dell’integrità perfetta, della simmetria assoluta» (p. 29). La simmetria perfetta dell’universo primordiale, costituito in pratica da pura energia, diventa così, per Guitton, il primo riflesso della perfezione divina; addirittura, prima del big bang questa supersimmetria coincide con la dimensione stessa di Dio, che è Esso stesso energia illimitata e quindi un Essere supremo eterno e spirituale. Commenta infatti il filosofo francese: «Ciò che i fisici designano con il nome di simmetria perfetta ha per me un altro nome: enigmatico, infinitamente misterioso, onnipotente, originario, creatore e perfetto. Non ho nemmeno il coraggio di nominarlo davvero, dal momento che qualsiasi nome è inadeguato per designare l’Essere senza somigliante» (pp. 31-32).

  1. I fotoni e il principio antropico

 Anche il misterioso comportamento dei fotoni, secondo Guitton, mostrerebbe che all’origine di tutto c’è una realtà spirituale.

 Seguendo le teorie di Albert Einstein, i fotoni si possono descrivere come «piccolissimi granelli» di luce (p. 88). La fisica quantistica mostra che la traiettoria e la posizione finale di un singolo fotone che venga sparato su uno schermo per mezzo di un proiettore, non si possono mai prevedere con certezza, ma solo con una certa probabilità. È invece possibile effettuare una previsione accurata a proposito della posizione finale di un gruppo di fotoni sparati contro lo stesso schermo, perché globalmente si distribuiscono sempre nello stesso modo, formando una successione ordinata di righe verticali, alternativamente chiare e scure. Pare che ogni fotone comunichi con gli altri, avvertendoli, per così dire, della sua posizione, affinché non si concentrino tutti in una stessa zona dello schermo. Sembra addirittura che ogni fotone “sappia” di essere osservato durante l’esperimento, e che, come precisa I. Bogdanov, una qualsiasi particella elementare, quale appunto è il fotone, si materializzi o meno sullo schermo «sotto forma di un oggetto puntuale, definito nello spazio e nel tempo, solo quando è direttamente osservata» (p. 92). Guitton commenta questa osservazione, dicendo di condividere a tale proposito le tesi del teologo Theilard de Chardin, il quale ipotizzò che ogni particella cosmica, anche quella che a prima vista pare del tutto insignificante, sia dotata di una sorta di coscienza rudimentale. Ma Guitton si spinge oltre: se, come ci suggerisce la fisica quantistica, esiste una profonda relazione tra l’oggetto osservato e il soggetto che lo osserva, e se la coscienza umana, osservando l’oggetto, sembra addirittura condizionare l’esistenza dell’oggetto stesso, facendolo passare da un’esistenza possibile a un’esistenza reale, allora è molto probabile che una Coscienza infinitamente superiore a quella umana, cioè la Coscienza divina, faccia lo stesso per garantire l’esistenza reale dell’universo nel suo insieme. Grazie a che cosa esiste e continua ad esistere questo universo, l’unico ad essersi materializzato tra tutti quelli possibili? Grazie alla Coscienza divina, che rivolgendo il proprio sguardo a questo mondo tra i tanti possibili, lo crea e continua a farlo esistere nel tempo.

G. Bogdanov ricorda poi che nel 1982 il fisico francese Alain Aspect scoprì che due fotoni che si allontanano l’uno dall’altro in direzioni opposte, pur separati da distanze chilometriche non smettono di “comunicare” tra di loro, tant’è vero che se uno dei due subisce un’inversione di polarità, la stessa cosa accade immediatamente anche all’altro. Ciò sembrerebbe indicare che, come aveva già ipotizzato il fisico danese Niels Bohr, i due fotoni non sono veramente separati, bensì costituiscono un tutto indivisibile. Questo discorso, commenta Guitton, può essere applicato per analogia a tutto l’universo fisico, che diventa quindi un cosmo ordinato, nel quale ogni parte è inscindibilmente posta in relazione con il tutto, in modo così complesso da richiedere l’intervento di un Essere supremo che agisca in questo senso. Un altro aspetto che gioca a favore dell’esistenza di un Principio ordinatore è che le costanti cosmologiche che reggono il nostro universo, come per esempio la velocità della luce, e altri parametri come «l’intensità della forza nucleare che controlla la coesione del nucleo atomico» (pp. 53-54) sono state minuziosamente regolate per permettere l’origine della vita, che nel suo grado più evoluto è vita umana intelligente (principio antropico). La probabilità che ciò sia dovuto al caso è praticamente nulla.

  1. La fine dell’universo

 Gli autori riflettono infine sul destino ultimo dell’universo. Gli studi di cosmologia ci dicono che l’universo come lo conosciamo, prima o poi finirà. Come? Secondo una teoria, il cosmo continuerà a espandersi; nel contempo, a mano a mano che le stelle si spegneranno, esso si raffredderà, finché, negli ultimi istanti, la materia si disintegrerà, e lo spazio-tempo scomparirà, lasciando spazio al nulla da cui tutto ha avuto origine. Secondo un’altra teoria, invece, ad un certo punto l’espansione cosmica terminerà e l’universo si contrarrà fino a raggiungere le dimensioni di un punto matematico, in cui lo spazio-tempo e la materia scompariranno per lasciare posto, ancora una volta, al nulla. Non sappiamo quale di queste teorie sia la più attendibile, ma una domanda si impone: che cos’è, precisamente, questo nulla? Cosa rimarrà dopo la fine dell’universo?

L’immensa quantità di informazione che caratterizza quel complesso sistema che è il cosmo attuale e che si manifesta attraverso le leggi fisiche, per molti aspetti ancora ignote, che lo reggono, dove verrà trasferita? È quasi impossibile rispondere. Si può ipotizzare che questa informazione tornerà ad essere in possesso di una Coscienza spirituale, infinita e trascendente; di un’Energia originaria, intelligente, creatrice, che avvolge ogni cosa e si trova al di là dello spazio-tempo. Ed è più che probabile che Essa si trovi al di là dello spazio-tempo. Infatti, il cosmo si sta espandendo a velocità impressionante ma non infinita, e ha dei confini; ciò significa che lo spazio-tempo è finito. È impossibile, quindi, ammettere l’esistenza di uno spazio al di fuori dello spazio cosmico, come è impossibile ammettere quella di un tempo che si collochi oltre il tempo fisico. Fuori dall’universo fisico e oltre di esso, quindi, sembra esserci posto solo per l’eternità. Così, tutto pare destinato a tornare a un nulla che non è assoluto, ma solo relativo a questo mondo, e la fine dell’universo sembra coincidere con il suo misterioso ingresso nella dimensione dell’eternità divina.

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