Muratore S., L’evoluzione cosmologica e il problema di Dio, AVE, Roma 1993.
Saturnino Muratore (Vinadio, Piemonte 1942-2024), sacerdote gesuita e docente di metafisica ed epistemologia presso la Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale (sezione S. Luigi, Napoli), è uno dei pochi teologi italiani ad aver preso in esame le risonanze filosofiche della cosmologia contemporanea, dedicando numerosi interventi ed articoli alle questioni metafisiche soggiacenti molte formulazioni della cosmologia scientifica, in particolare quelle riguardanti il Principio Antropico. In questo volume, di formato tascabile ma denso di importanti riflessioni, l’A. analizza le possibili implicazioni filosofiche contenute in alcune opere di divulgazione scientifica di ampia diffusione, esaminando criticamente come in esse gli autori si riferiscano a Dio o tentino di tematizzare, più o meno inconsapevolmente, problemi che, per loro natura, sono squisitamente metafisici. Il lettore potrà trovarvi un’attenta lettura de Il principio antropico di Barrow e Tipler, de La creazione dell’universo di Fang Li Zhi e Li Shu Xian, e del noto best seller di Stephen Hawking Dal big bang ai buchi neri. Il volume, rigoroso e ben documentato, include un dizionaretto dei termini e una bibliografia. L’A. riesce a smascherare l’impostazione idealista presente in non poche formulazioni della cosmologia contemporanea ed il modo con il quale esse si scontrano con il problema della contingenza e del fondamento ontologico del reale fisico, mettendo in luce il riduzionismo antropologico operante in quelle visioni dell’universo che attribuiscono all’evoluzione cosmica il potere di far emergere la complessità del pensiero e della coscienza come prodotto immanente al processo stesso. Fedele al titolo, il saggio si propone di studiare come il problema cosmologico, anche nella sua formulazione scientifica attuale, coinvolga ad un certo livello il problema di Dio e debba fare i conti con i fondamenti stessi dell’essere e del conoscere: in cosmologia, proprio a motivo della possibilità di spingersi fino a concettualizzare l’universo come un unico oggetto di comprensione, «l’esigenza di una compiuta intelligibilità finisce così per formularsi come esplicita domanda su Dio» (p. 179). Le riflessioni interdisciplinari dell’A. sul Principio Antropico, che investono anche le sue risonanze teologiche, costituiscono a tutt’oggi una delle analisi più complete disponibili in lingua italiana su tale argomento. Il volume non è sempre di facile lettura e richiede una certa familiarità con gli elementi base della filosofia della conoscenza e della metafisica generale. I capitoli finali contengono una sintesi di carattere antropologico, che include anche il tema della grazia e del soprannaturale, sviluppato secondo la personale visione dell’A. (https://disf.org/libri/evoluzione-cosmologica-dio)
Muratore S., «Il
Principio Antropico fra scienza e metafisica», Rassegna di Teologia 33
(1992), 21-48; 154-197; 261-300.
Saturnino Muratore, uomo del futuro (Settimananews, 1.3.2024)
Andando oltre la visione statica del cosmo ancora sostenuta da Einstein, Muratore ha approfondito la teoria cosmologica standard e l’ipotesi del bing bang, ponendo nuovi interrogativi sulla centralità dell’anthropos, recuperato come termine di tutta la storia evolutiva cosmica: l’universo è interpretato come un grande laboratorio che si autocompone e che ha un suo telos immanente, superando così l’antifinalismo che ha caratterizzato la scienza moderna.
Mentre nella formulazione debole il principio antropico si limita a sostenere che le ricerche e le osservazioni devono essere coerenti con la presenza dell’osservatore, la formulazione forte reintroduce la finalità, sebbene questo faccia molta difficoltà agli scienziati.
Una volta che è emersa la vita intelligente, Muratore ritiene inevitabile esplicitare la domanda: tutto questo ha un senso? Qual è lo scopo? Esiste un disegno che si sta realizzando nel nostro universo? Sorgono, così, a partire da un discorso eminentemente scientifico, domande metafisiche che non tardano a chiamare in causa la specifica competenza della teologia e dei saperi legati all’esperienza religiosa.
La formulazione terminale del principio antropico, invece, pone seri problemi al filosofo generalista e al teologo: essa, infatti, tende a sostenere che una volta emersa all’interno dell’universo, la vita intelligente non morrà mai. L’uomo sarebbe solo un anello nella catena evolutiva, destinata a sfociare in un divino immanente, una sorta di escatologia fisica.
A questa problematica si connettono strettamente altri due campi di studi che per Muratore hanno acquistato una certa rilevanza: quello dell’ecologia e quello delle neuroscienze. Il primo rivela tutto il suo spessore sia in riferimento alla situazione di crisi del nostro pianeta sia in riferimento alla centralità del ruolo dell’uomo, nelle cui mani sembra posta l’evoluzione del cosmo. Il secondo, poi, nasce dall’interesse per la vita della mente che ha acquistato un ruolo centrale all’interno delle più recenti teorie cosmologiche.
Entrambi gli interessi chiamano in causa il rapporto tra i saperi scientifici e il sapere della filosofia e della teologia. L’analisi critica della soggettività a cui Muratore ha riconosciuto un ruolo centrale, consente di affrontare il pericolo del riduzionismo, ossia la tendenza a ridurre tutto a processi mentali perdendo di vista l’intenzionalità della coscienza e l’apertura alla trascendenza.
Di qui l’importanza di continuare ad essere generalisti, senza negare la ricchezza delle specializzazioni e la legittimità della loro autonomia, ma affrontando la deriva della frammentazione e la tendenza dei saperi specialistici a rivendicare il monopolio della conoscenza.
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