venerdì 12 dicembre 2025

G. ACCORDINI (ed.), La teologia nel tempo dell'evoluzione (recensione)

G. ACCORDINI (ed.), La teologia nel tempo dell'evoluzione, Glossa, Milano 2010, pp. 325, 22,00.

https://www.rassegnaditeologia.it/rec/rec412f.pdf

INDICE

Il contributo di C. Molari, «A centocinquanta anni dall'Origine delle specie: un'idea di Dio» (35-87), è sistematico e complessivo. Vi si espone la visione attuale del darwinismo; l'opposizione storica dei credenti all'evoluzionismo; la negazione di Dio da parte degli evoluzionisti: il ritorno alla natura; la concezione eziofila del cervello e la stessa concezione di Dio (cf V. Girotto - T. Pievani - G. Vallortigara, Nati per credere [Codice, Torino 2008], secondo cui il teismo è implicito al cervello strutturalmente desideroso di dare una causa alle cose). 

In una rinnovata ermeneutica biblica, «i credenti oggi non hanno più alcuna ragione biblica di opporsi alle teorie evoluzioniste, che dovranno essere valutate in base alle prove scientifiche addotte e non secondo i modelli con cui i credenti dei secoli scorsi hanno interpretato le loro esperienze religiose e hanno quindi trasmesso le dottrine della fede» (61). 

In merito al Dio creatore, si distinguono vari modelli: il Dio orologiaio del deismo (o già dell'impetus di Buridano [cosa a cui si opporrà Newton]); il creatore puntuale; il creatore sempre (cf Sertillanges nella scia di Agostino: «Dio stesso, la cui potenza segreta penetra in ogni cosa in maniera misteriosa, dona l'esistenza a ogni cosa che esiste» [Civ.Dei 12,25] e di Tommaso che scrive della creazione come dipendenza [ScG 2,18] e della conservatio a Deo [ST I,104,1, ad 4]); l'azione divina come fondamento intrinseco dell'azione creaturale (sempre Tommaso scrive: «non sottraiamo alle cose create le loro attività proprie pur attribuendo tutti gli effetti delle cause create a Dio, come a colui che opera in tutto» [ScG 3,67, ST I, 105,5]). 

Tale prospettiva riemerge in Teilhard de Chardin per il quale Dio fa facendo fare («Dio propriamente parlando non fa le cose, ma fa che le cose si facciano» (Comment je crois, 38). Richiami biblici sull'azione continua di Dio e sulla derivazione da lui della capacità umana sono Gv 5,17, 2Cor 3,5, Fil 2,13, Ef 4,3. Bisogna in ogni caso evitare la visione di un Dio tappabuchi e ricorrere piuttosto alla terminologia dinamica di energia/potenza, potenza ordinata. Il tempo è caratteristica della creatura, che ne dice la limitatezza intrinseca a determinare una espressione parziale in essa della potenza di Dio (76). Il problema dell'origine del male muove dalla nota ricerca agostiniana (cf Conf. 1,7). Se si accettata la temporalità e finitezza della creatura, il male, emerge come «componente necessaria del processo della creazione ancora in corso» (79). In merito alla questione della Casualità o Progetto intelligente, del Finalismo, Molari invita a non precipitarsi sul principio antropico, che può rivelarsi una tentazione. «Dio, come fine del processo appare solo all'interno del processo di fede e l'estensione di questa scoperta ai diversi processi cosmici non sembra legittima»

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